NAPOLI – La seduta del Consiglio Comunale dedicata al tema della violenza contro le donne si è aperta con le relazioni dell’assessora alle Pari Opportunità Daniela Villani e dell’assessora al Welfare Roberta Gaeta.

Presenti 29 consiglieri, si è aperta la seduta del Consiglio, presieduta da Alessandro Fucito, dedicata al tema della violenza contro le donne. Non si sono svolti, per lasciare ampio spazio al tema, così come proposto dalla consigliera Valente (PD), gli interventi su questioni urgenti (da articolo 37), ma il presidente Fucito ha preso la parola per sottolineare l’attenzione massima che l’amministrazione dedica al tema della violenza di genere e anche condannare la gravità degli episodi di violenza degli ultimi due giorni, in occasione della partita di calcio disputata in città, che ha visto l’accoltellamento di due persone e l’incendio di un taxi a causa del lancio di un petardo, così come segnalato dal consigliere Langella (Prima Napoli).
L’assessora DanielaVillani ha ricordato, nella sua relazione, che dal 1999 si celebra questa giornata, dando visibilità ad un tema che prima era un tabù. Grazie alla Convenzione ONU sulla eliminazione delle discriminazioni sulle donne (approvata dall’ONU nel 1979 e in vigore dal 1981) e alla Convenzione di Istanbul del 2011, che ha denunciato la violenza di genere, esercitata contro le donne in quanto tali, condizionandone pesantemente la qualità della vita: la violenza è una violazione dei diritti umani, che provoca danni di natura, fisica, morale, nella vita pubblica e privata. Obiettivo è prevenire e perseguire la violenza, promuovere la concreta parità dei sessi basandosi sull’autonomia e l’autodeterminazione, promuovere la cooperazione internazionale. Sulla città, ha continuato l’assessora Villani, va ricordato il Protocollo del 2009, interistituzionale, per la prevenzione e il contrasto alla violenza, e diverse delibere adottate per: monitorare le immagini lesive di diritti e dell’immagine della donna, la costituzione di parte civile, nel 2013, nel processo per Giuseppina Di Fraia, che ha avviato una stagione importante per far sentire la presenza delle istituzioni nei processi, la costituzione del centro antiviolenza del Comune al palazzetto Urban nel 2015. Il centro ha gestito 296 utenze, attualmente cura 98 casi segnalati grazie al numero telefonico di pubblica utilità, il 15.22, dai presidi di pronto soccorso, ma frutto anche di accessi spontanei, e di segnalazioni dei servizi sociali delle Municipalità. Dalle linee del Piano d’azione straordinario della Unione Europea 2014-2020 è emersa la necessità di maggiore interlocuzione tra Comuni e Governo perché le azioni previste siano concretamente calate sulle esigenze della città, sulle criticità esistenti. E’ preoccupante, ha concluso, lo sbilanciamento creato dalla scarsità delle risorse per la prevenzione e la protezione delle donne vittime di violenza. Auspicando una una veloce, piena operatività anche della Consulta delle Elette del Comune di Napoli, ha infine ricordato le iniziative del programma “Svergògnati” organizzato dal Comune e il convegno previsto per domani, a Santa Maria la Nova, organizzato insieme alla Città Metropolitana.
L’assessora al Welfare, Roberta Gaeta, ha relazionato in merito ai servizi attivati per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne, imperniate sull’importanza di un linguaggio e di un approccio che siano concretamente d’aiuto. Servono atti concreti per restituite dignità alle donne, e il primo passo è quello di dar vita a politiche centrate sulle donne, che possano percepire sicurezza e trarre coraggio per denunciare e far emergere le violenze subite, nonostante le contraddizioni normative esistenti ad esempio sulla protezione che il codice civile garantisce ai minori indipendentemente dalle madri oggetto di violenza. Con la delibera del maggio 2013 si sono definiti i presupposti e i criteri sull’accesso ai centri antiviolenza, un approccio integrato fondato sulla necessaria regia pubblica degli interventi. Una apposita unità organizzativa comunale è stata istituita per il sostegno alle donne in difficoltà; è in corso un avviso per ulteriori convenzionamenti con case di accoglienza per le donne maltrattate; in generale, si è registrato un cambio di prospettiva che punta non solo sulla presa in carico dei soggetti ma anche al percorso per la fuoriuscita dal percorso di tutela verso l’emancipazione delle donne, un processo che richiede un impegno condiviso da parte di diversi soggetti; la cooperazione interistituzionale, il potenziamento della rete di accoglienza che consenta alle donne di denunciare senza paura. Sono state riprogrammate le risorse regionali a disposizione e il Comune ha deciso di dar vita a 5 poli antiviolenza a Napoli, uno ogni due Municipalità, seguendo il principio di prossimità tra i territori; delle rete fanno parte anche 3 sportelli nei presidi di pronto soccorso (Loreto; San Paolo; Cardarelli); importante è anche lo sportello per gli autori delle violenze di genere istituito dall’ASL Napoli 1, perché è necessario ragionare dell’allontanamento dell’uomo violento dalla casa, ma anche prendere in carico gli uomini che commettono violenza, che sono quasi sempre compagni e padri; è necessaria, ha concluso l’assessora Gaeta, anche la diffusione delle informazioni sugli strumenti normativi a disposizione per contrastare la violenza, anche nei luoghi di lavoro.
In Consiglio è quindi cominciato il dibattito.

Sono intervenute nel dibattito innanzitutto le consigliere comunali, Coccia, Carfagna, Menna, Valente, Bismuto. Il dibattito continua.

Per Elena Coccia (Sinistra Napoli in Comune a Sinistra), il feminicidio e la violenza contro le donne sono storia, e gli esempi che lo dimostrano sono tanti, dalla regolamentazione di Lisia nell’antica Grecia ad Artemisia Gentileschi, ad Enrico V. In Italia, solo nel 1981, ha ricordato, è stato abolito il delitto d’onore, ma lo stereotipo ed il pregiudizio non si sono fermati da allora. Sono note le sentenze del passato che assolvevano stupratori in nome di una presunta accondiscendenza delle donne violentate, manifestata anche solo con un abbigliamento provocatorio; ha ricordato il linciaggio al quale venivano sottoposte le donne, definite nei tribunali “maliziose”, anche da bambine, quindi colpevoli. Solo nel 1996 lo stupro è stato definito un crimine contro la persona, e solo il 23 settembre 1998 l’ONU, in riferimento alle violenze perpetrate in Ruanda, ha parlato di violenza sulle donne come strumento di guerra. E’ stato grazie al movimento femminista, il più pervasivo nella storia della nazione, che dopo il 1977 (all’epoca del delitto del Circeo e del processo per stupro che lo seguì) che sono stati possibili i cambiamenti normativi che abbiamo avuto. Eppure i feminicidi non si sono fermati, ogni due giorni viene uccisa una donna, e su questo bisogna interrogarsi. Ispirata alla Convenzione di Istanbul, riconosciuta dal Parlamento Italiano, che detta linee precise per il contrasto alla violenza di genere, la programmazione dell’amministrazione è ora davvero efficace: i 5 centri antiviolenza istituiti devono essere gestiti da persone formate, ed è giusto il controllo pubblico del Comune per tutelare degnamente le vittime. Anche Regione e Governo sono chiamate in causa su questo tema, per fornire risorse strutturali adeguate a contrastare la violenza di genere. Eliminare la precarietà lavorativa, ecco una strumento efficace di contrasto, e inoltre l’educazione sentimentale nelle scuole. Necessario inoltre promuovere una forma risarcitoria per le donne, così come le vittime della mafia, anche questo un segnale di presenza dello Stato.
Mara Carfagna (Forza Italia) ha ricordato che sono 7 milioni le donne che in Italia hanno subito violenze, e ben 138 le donne uccise nel 2015, una vera e propria carneficina. Passi avanti, negli anni, sono stati fatti, ed ha ricordato la legge contro lo stalking, il decreto sul femminicidio, la ratifica della Convenzione Istanbul, l’istituzione della figura del Garante dell’infanzia. Resta ancora molto da fare: le Forze dell’Ordine vanno formate e la magistratura, che fa un lavoro prezioso, deve applicare con massimo rigore gli strumenti che il legislatore fornisce. Molti centri antiviolenza hanno chiuso o ridotto le prestazioni, molti vanno avanti solo grazie al volontariato e i fondi negli ultimi due anni e mezzo si sono ridotti, e questo ha indebolito la battaglia contro la violenza. Oggi le cose, sembra, stiano cambiando a livello centrale, a Napoli invece si può e si deve fare di più: la mancanza di pianificazione impedisce di dare risposte efficaci, come dimostra la vicenda di Casa Fiorinda per le donne maltrattate, prima chiusa e poi riaperta, nonostante le risorse ad hoc messe a disposizione dal Governo; tre milioni strutturali europei stanziati da poco dalla Regione, occorre fare attenzione per evitare ritardi nell’utilizzo, pena la loro perdita. Da parte del gruppo, ha concluso, c’è disponibilità a proporre e collaborare, e sarà condivisa la mozione unitaria proposta dalla consigliera Valente; chiediamo in particolare il potenziamento dei centri e l’istituzione di un osservatorio per raccogliere dati e fare proposte.
Francesca Menna (Movimento 5 Stelle) ha esordito parlando della violenza di genere come l’espressione arcaica della società, sottolineando che bisogna prestare attenzione a tutte le espressioni della cultura di violenza che permeano la società. Non bastano le quote rosa, ha continuato, per affrontare la questione della cultura di genere, in quanto le donne stesse, spesso, non si accorgono di essere vittime di violenza perché inserite in un contesto generale di violenza. Come si possono mettere in piedi progetti e azioni per contrastare questa cultura, su questo dobbiamo ragionare, ha continuato, facendo anche riferimento alla prevista pubblicità per l’iniziativa ‘Nalbero che, con le “Nataline” mortifica le donne. Occorre dar vita alla Consulta delle donne perché, in questo periodo di regressione culturale, le donne hanno bisogno di stare insieme e riconoscersi per cercare di lavorare insieme al cambiamento culturale verso l’autonomia.
Valeria Valente (Partito Democratico) ha ringraziato il Consiglio per aver accolto la proposta di dedicare la seduta alla violenza contro le donne, e alle assessore per aver accettato di essere presenti, nonostante le molte iniziative previste. Dobbiamo fare di più tutti, come è stato detto, e in questo senso ha auspicato che ci sia unanimità sulla mozione che sarà presentata. La seduta di oggi si apre con una bella notizia, quella della sentenza sul caso di Carla Caiazzo, un seme di speranza per tante donne. Ha continuato raccontando le storie di alcune donne, Franca, Concetta, Lucia, donne diverse, che al di là delle cifre, con le loro storie emblematiche, ci spingono ad interrogarci se, ognuno di noi, nel proprio ruolo, fa veramente e fino in fondo, la propria parte, per porre fine a tutto questo. Il primo lavoro che occorre fare è quello di rafforzare quanto fatto finora, sul piano della tutela e della protezione, e concentrare l’iniziativa sul tema della educazione alla relazione giusta: occorre far uscire questa voce dall’emergenza e dall’assistenza, dando vita ad un piano integrato che nasca dalla relazione tra tutti i soggetti e si rivolga all’intera città, promuovendo un percorso concreto di attuazione della Convenzione di Istanbul.
Laura Bismuto (De Magistris Sindaco) ha esordito dicendo che le sarebbe piaciuto un Consiglio su questo tema fatto solo dagli uomini, in cui i consiglieri riflettessero sulla violenza, mentre, dall’andamento degli interventi, si ricava l’impressione che questo argomento interessi solo alle donne. la verità, ha continuato, è che il problema della violenza riguarda principalmente gli uomini, e la necessità del loro cambiamento. Le donne hanno bisogno di stare insieme, ha concluso, e per questo è importante che la Consulta delle Elette cominci a lavorare e, più in generale, che le donne della città abbiano spazi dove incontrarsi, portando anche i loro bambini, spazi per gli adolescenti perché non diventino uomini violenti domani, e, con l’attivazione di risorse regionali, corsi di avviamento al lavoro con percorsi formativi per aiutare le donne ad uscire dai contesti violenti.Il dibattito sulla violenza contro le donne è proseguito con numerosi altri interventi.
Matteo Brambilla (Movimento 5 Stelle) ha affermato che bisogna ascoltare le donne, quanto da loro detto oggi è importante per capire come procedere, mentre la scarsa attenzione e le assenze tra i banchi dei consiglieri la dicono lunga sul lavoro che ancora c’è da fare per aumentare la sensibilità su questo tema. Partecipare significa mettersi in ascolto, ha concluso, proponendo un gesto concreto per la giornata di oggi, cioè quello di devolvere il gettone di presenza della seduta al centro antiviolenza, proprio in segno di sensibilità.
Salvatore Pace (Dema) che ha ricordato che si denuncia di più perché è più alto il tasso di violenza sulle donne, così come su tutti gli anelli deboli della società. Tuttavia, se si pensa alla realtà di alcune comunità, come ad esempio i nativi americani, dove questo squilibrio non esiste, si comprende che sono le conseguenze di disuguaglianza del capitalismo che hanno particolarmente colpito le donne. Sarebbe opportuno parlare di violenza in un senso più ampio, superando gli stereotipi biologici e concentrandosi piuttosto sulla costruzione culturale delle differenze di genere, ad esempio considerando che aumentano oggi a dismisura i fenomeni di autolesionismo tra le ragazze a scuola.
Marco Gaudini (Verdi – Sfasteriati) sul tema della violenza sulle donne ha auspicato una grande riflessione, anche con il contributo importante di importanti figure presenti in Consiglio, per creare un vero e proprio laboratorio politico nazionale. Ha ricordato il ruolo del Comitato Unico di Garanzia per le Pari Opportunità del Comune di Napoli, e di tutti gli organismi che, sui territori, si occupano di contrasto alla violenza di genere. Importante, ha concluso, sostenere la mozione e, tra le altre misure, prevedere un indennizzo per le vittime di violenza.
Mario Coppeto (Sinistra Napoli In Comune a Sinistra) ha denunciato un clima di crescente misoginia in tutti gli ambiti della vita civile, nei linguaggi così come nei comportamenti di tutti i giorni. Celebrare questi momenti è un atto nobile, ma va conciliato con l’agire politico. Non è tanto importante devolvere gettoni di presenza, ricorda, ma proporre misure concrete come quelle previste nell’ordine del giorno presentato. Ha ricordato come Franca Rame, con la violenza subita nel 1973, ha denunciato pubblicamente cosa fosse la violenza perpetrata, in quella che molti hanno definito come la “notte della Repubblica” e rispetto alla quale oggi si registra un arretramento. Sull’iniziativa di un concorso per le “Nataline” più belle nell’ambito delle iniziative per “’N’Albero” chiede fermamente che venga soppresso.
Vernetti (De Magistris Sindaco) ha esordito chiedendo di dare organicità ad un sistema di vigilanza sul fenomeno: in questo senso la scuola è un front office efficace, che registra per prima i disagi sociali e personali degli allievi, spesso di origine familiare. Un governo che ha a cuore il benessere sociale sostiene innanzitutto le vittime, ricordando che la paura di denunciare, di perdere i figli, sono spesso deterrenti. Propone di avviare una rete di supporto all’ascolto per i docenti di tutte le scuole, primi testimoni di molte violenze. Necessario e urgente, ha concluso, portare avanti un progetto organico per supportare le famiglie e modificare comportamenti violenti radicati.
Maria Caniglia (Verdi- Sfasteriati) ha ricordato l’importanza di creare una rete che garantisca la libertà delle donne, e la politica può in questo senso contare su tre chiavi: sensibilizzazione, prevenzione, educazione nelle scuole. Ricordando che spesso le donne vittime di violenza sono anche madri, e quindi la necessità di tutelare anche i minori, ha proposto di creare sportelli di denuncia anche sul web, più facilmente accessibili, ed è tornata sulla dignità delle persone transessuali, spesso sole e marginalizzate, per le quali sarebbe opportuno creare punti di accoglienza, ed ha proposto che periodicamente le commissioni consiliari si occupino del tema della violenza.

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