NAPOLI – A Napoli in via Generale Orsini, dove sorge il memoriale abusivo dedicato al baby-rapinatore Ugo Russo, proprio lì dove il 15enne perde la vita nel tentativo di mettere a segno l’ennesimo colpo, sono state affisse abusivamente sui muri le pagine del fumetto di Zerocalcare che racconta le vicende di Russo e Luigi Caiafa, altro rapinatore morto giovane a causa della strada che aveva scelto.

Diversi cittadini hanno segnalato al Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli il nuovo “allestimento” dell‘altarino per Ugo Russo. Qualcuno ha così commentato in maniera ironica ed amara:

“In questo fumetto i colpevoli sono sempre (ovviamente) le forze dell’ordine, che ammazzano per strada poveri “ragazzini di 15 anni” (da notare le facce da bravi ragazzi di Caiafa & co.) che compivano sì delle rapine però ‘con una pistola giocattolo’ Incredibile…”.

“L’autore del fumetto scrive: ‘questa è una storia senza buoni né cattivi’, eppure lui questa suddivisione l’ha fatta eccome, ha, però, invertito le posizioni. Cosa che capita di frequente, soprattutto in certi ambienti radical chic dove si guarda con fascino alle storie criminali dipingendo i protagonisti come vittime della società anche quando è palese che sia proprio la società ad essere vittima di certi soggetti. Nel caso specifico di Ugo Russo, non si possono far ricadere le colpe su un ragazzo di 15 anni, a quell’età non si ha neanche pienamente coscienza di ciò che si fa. Ugo è stata una vittima, si, ma di quell’ambiente, formato da amici e parenti, che lo hanno spinto, incentivato e motivato a diventare un rapinatore. Avrebbe dovuto invece incentivarlo a proseguire verso la strada della legalità, del lavoro. I familiari di Ugo, così come chi ha realizzato il fumetto, dovrebbe sapere che nello stesso quartiere del ragazzo ci sono tanti giovani che ogni giorno combattono contro il degrado, la povertà, la miseria e l’abbandono con sacrifici, lavorando, sudando e studiando. Sanno che se anche c’è chi sfrutta il loro lavoro, pagandoli miseramente, un giorno potranno aspirare a vette più alte se avranno seguito la strada giusta. È a queste persone che forse andrebbero dedicati dei murales e delle graphic novels.

Il fumettista ha scritto anche che non ‘si deve giudicare, se non si conosce’. Lui la conosce bene la storia? Avrebbe forse dovuto interpellare altre persone per il suo racconto e non quelle che hanno spinto Ugo a diventare un rapinatore e a farlo morire. Oltre a ciò noi chiediamo che questa sorta di altarino abusivo, venga smantellato, è soltanto un invito per altri giovani a seguire l’esempio del 15enne baby-rapinatore.” – le parole di Borrelli.

https://www.facebook.com/francescoemilio.borrelli/videos/335048268594152

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