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NAPOLI – Una rilevazione “accurata e tempestiva” della dispersione scolastica, “anche a ‘singhiozzo'”, una mappatura del rischio devianza per i minori, più iniziative didattiche e sociali, un accesso pianificato alle attività sportive e anche più assistenti sociali.

Queste alcune delle conclusioni a cui è giunta la VI Commissione del CSM attraverso lo studio di un “osservatorio privilegiato”, la città di Napoli e la sua provincia. La risoluzione (relatori Balducci, Ardituro e Cananzi) sarà sottoposta al Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, domani, nel Palazzo di Giustizia partenopeo.

Il documento che, prendendo spunto dal “caso Napoli”, analizza a fondo le devianze minorili disegnando un responso che ha anche una valenza nazionale.

Il fenomeno trova terreno fertile a causa “del disagio sociale e della difficoltà economica che affligge ampi settori della popolazione” e “delle gravi carenze educative genitoriali, che spesso favoriscono il diffondersi della sottocultura dell’illegalità”.

“Istituire in ogni Comune centri polifunzionali che accolgano i minori a rischio in regime semiconvittuale, avviandoli a percorsi educativi sia d’istruzione che di formazione professionale”.

E’ quanto afferma Mario Covelli, presidente della Camera Penale Minorile, alla vigilia della riunione straordinaria del Csm che si terrà domani a Napoli.

“La proposta prevede una clausola di invarianza finanziaria, poiché il Centro Polifunzionale deve utilizzare organi, persone e strutture già esistenti sul territorio. Solo in caso di opposizione dei minori o dei genitori devono attivarsi meccanismi sanzionatori, che non escludano comunque provvedimenti ablativi o l’adozione”, aggiunge Covelli.

“Nei giorni scorsi, insieme all’Unione Giovani Penalisti di Napoli, presieduta da Gennaro Demetrio Paipais, siamo stati ricevuti a Roma dal Guardasigilli Alfonso Bonafede al quale abbiamo esposto l’urgenza di riformare la legislazione minorile per colmare diversi vuoti normativi, a partire dall’approvazione dell’ordinamento penitenziario minorile fino ad arrivare all’introduzione del procedimento di mediazione nel rito minorile per realizzare completamente la finalità educativa”, sottolinea.

“L’allontanamento del minore dal nucleo familiare appartenente alla criminalità comune o organizzata deve rappresentare l’extrema ratio e deve essere previsto solo se i genitori impediscono il percorso educativo del figlio”, conclude Covelli. (ANSA)

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