TORRE ANNUNZIATA – “A Torre Annunziata, l’antica Oplontis, sarà riaperta al pubblico da lunedì 3 maggio la villa di Poppea . Si tratta di una villa d’otium , risalente nel suo primo impianto alla metà del I secolo a.C. e in seguito oggetto di ampliamenti nell’età giulio-claudia. L’appartenenza alla seconda moglie dell’imperatore Nerone è ipotizzata sulla base di un’iscrizione sul collo di un’anfora dove si legge “Secundo Poppaeae”( a Secondo, liberto di Poppea).

La villa, uno degli edifici più lussuosi e scenografici del golfo di Napoli, sorgeva su un promontorio a 14 metri sul livello del mare e poteva essere raggiunta sia da terra sia da mare, grazie a un porticciolo privato”. Lo ha affermato Mirella Azzurro, Presidente di Archeoclub d’Italia di Torre Annunziata.

“L’atrio costituisce l’asse centrale intorno al quale sono collocati gli ambienti ad ovest e ad est (i triclini, la cucina, la sala dei pavoni, gli ambienti termali, il cubiculum), e si prolunga, dopo un corridoio e un viridarium, fino al giardino settentrionale con un monumentale salone ai cui lati sono disposti due porticati. Quello occidentale continua sotto via Sepolcri, dove si sta progettando di continuare lo scavo.

Il fascino della villa deriva innanzitutto dagli affreschi sontuosi e scenografici, oltre che dalla piscina e dai giardini, in cui grazie a studi paleobotanici sono state identificate e ripiantate le specie vegetali presenti nell’antichità. Notevoli anche le pitture da giardino dei numerosi viridaria di fronte alla piscina”.

E dal 29 Maggio riapertura anche del Museo dell’Identità.

“Il 29 maggio riapre il Museo dell’Identità, situato in palazzo Criscuolo (XIX sec.), che espone i reperti più significativi delle ville oplontine. La sua visita completa quella della villa di Poppea e dà informazioni sulla villa di Crassio, ancora non aperta al pubblico. La prima sala è dedicata proprio alla villa di Crassio, azienda commerciale appartenuta a L. Crassius Tertius, della quale sono esposte tre anfore con base a punta, utilizzate per il trasporto di vino, olio e cereali, balsamari per unguenti e profumi – ha concluso Azzurro – e alcuni degli Ori ritrovati accanto agli scheletri delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. Si tratta di gioielli di eccellente fattura risalenti al I sec.d.C., per lo più realizzati in oro : bracciali e anelli con gemme preziose incastonate, spesso a forma di serpente, collane corte , in oro o in oro e smeraldi, collane lunghe, del tipo a bandoliera, orecchini a spicchio di sfera o in oro e madreperla. Le tre sale successive consentono di ammirare le sculture in marmo provenienti dalla villa A, per lo più copie romane di originali greci del periodo classico o ellenistico : l’Efebo nudo con mantello, la Vittoria alata, rappresentata nell’atto di scendere in volo, il cratere neoattico, sul cui corpo è raffigurata una danza di guerrieri nudi, il gruppo del Satiro ed Ermafrodito, il Fanciullo che strozza l’oca, due dei quattro centauri rinvenuti, un maschio, che regge un cratere, e una femmina, con cerbiatto catturato sulla spalla. Da notare che i centauri di sesso femminile rappresentano una rarità nel mondo romano dal punto di vista iconografico. La quinta sala espone oggetti relativi all’instrumentum domesticum e lucerne bilicni e monolicni”.

E Archeoclub ha in corso restauri in tutta Italia ma punta alla collaborazione con Soprintendenze.

“Archeoclub d’Italia è pronta a fare la sua parte al fianco delle Soprintendenze nell’attività di promozione e rilancio del patrimonio storico dell’Italia. Avremo iniziative importanti come il Press Tour a Ferentino con i suoi 26 siti archeologici ma stiamo lavorando anche a Press Tour al Sud e al Nord e non è escluso qualche fuori programma in Campania. Allo stesso tempo, grazie al grande lavoro delle sedi territoriali stiamo procedendo ai restauri di importanti beni culturali.

Nelle Marche ad esempio – ha dichiarato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia da poco riconfermato – stiamo restaurando, grazie alla sede di Morrovalle l’importante FONTE DEL COPPO in contrada del Coppo. Ancora nelle Marche, a Fano, abbiamo restaurato il dipinto “TRE SANTE” proveniente dalla chiesa di Santo Stefano di Castelsantangelo sul Nera, in provincia di Macerata, gravemente danneggiato dal terremoto del 2016.

Ed è in corso un importante restauro degli affreschi presso la più antica Chiesa di Formello, nel Lazio, sempre ad opera della sede locale di Archeoclub d’Italia”.

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