FedericoSalvatore

NAPOLI – Dal 17 al 19 marzo 2017 (venerdì e sabato ore 21.00 domenica ore 18.30) al Teatro Delle Palme andrà in scena “Sono apparso a San Gennaro”.

Un spettacolo musicale con Federico Salvatore scritto dallo stesso inteprete con Mario Brancaccio. Con la direzione del regista Bruno Garofalo, le orchestrazioni e gli arrangiamenti del maestro Ciro Barbato e le coreografie di Enzo Castaldo, il pubblico potrà assistere ad un unicum nella storia artistica delle canzoni di Federico Salvatore con una pièce teatrale che rappresenterà una vera e propria “opera corale”. In scena, una piazza nella zona del porto di Napoli dove il dialetto si fa strumento di espressività teatrale con evidenti richiami alla commedia dell’arte. A popolare il tutto interverranno attori, attrici e ballerini-mimo intenti a riprodurre i vari strati sociali in cui gli aspetti della vita diventano loro stessi commedia. Sopra di loro a muoversì sarà il matto del quartiere, il barbone, il diverso, interpretato dallo stesso Salvatore, che, libero da ogni convenzione, fotograferà lucidamente il mondo intorno a lui. Sarà Federico Salvatore a rivestire di teatro i suoi successi televisivi ripercorrendo la sua storia musicale e sceneggiando alcune canzoni come “Ninna nanna”, “Incidente al Vomero”, “Babbo è avvilito”, “Donna Amalia”, “Tarantella all’acqua pazza” e l’inedita “Sono apparso a San Gennaro”.

NOTE DI REGIA:

Mario Brancaccio, nelle sue note di coautore cita un genere, “La Commedia dell’Arte”, e non lo fa a caso. Questa antica e mai dismessa forma realizzativa e interpretativa è alla radice di tutto quello che poi è stato il nostro modo di fare Teatro, un modo che ha connotato il teatro all’Italiana, terreno che ha dato vita a vari generi che tutt’ora compongono un panorama unico al mondo… Dai “rami” della Commedia, discendono modi più o meno nobili, colti e popolari, che nel corso del tempo sono stati definiti come “Opera Buffa”, “Cabaret”, “Rivista” e “Avanspettacolo”, farse e commedie di genere, teatro cosiddetto “Dialettale” opere in musica che rasentano il “Musical” ma che in Italia non hanno abbandonato la parte in prosa, che fa del nostro teatro musicale un genere unico e particolarmente fruibile nella comprensione dello spettatore …) Federico Salvatore sin dai tempi delle sue prime apparizioni televisive ha stupito, divertito, incuriosito, ogni platea, con il suo saper essere poeta, musicista, attore, fustigatore di pregi e difetti dei suoi conterranei, eleggendo però questi modelli a simboli universali di comportamento, molto spesso usufruendo della Lingua Napoletana che gli è congeniale, ma solo per colorare le sue parole di un valore aggiunto, apprezzato e compreso a qualunque latitudine, in quanto acuto indagatore di vizi e virtù che possono definirsi nazionali, anche se il “modo” il linguaggio, lo stimolo ha sempre un’origine visceralmente Sudista, per quell’istinto innato che muove il Nostro, quello di rivendicare valori e appartenenze indiscutibilmente nostri, spesso calpestati, vilipesi, negati dai corsi non sempre onesti della storia d’Italia. Questo suo essere “Giullare” ma non di corte, bensì di popolo, gli permette qualunque licenza, le parole più oscene non sono mai volgari, le sue convinzioni sociopolitiche sono incontestabili, la simpatia espressa nell’esibirsi è coinvolgente, ci fa tutti complici del suo essere “ragazzaccio” come solo lui sa essere con quell’aria da Clown stupito, amareggiato, divertito, malizioso, furbo, arguto, compreso ed a volte commosso nel suo calarsi nelle vicende sempre tragicomiche della nostra balorda Umanità. L’idea di esaltare tutto questo rivestendo le sue canzoni di parole e teatralità che ne esaltassero i contenuti, è stata realizzata con lieve e divertita ironia da Brancaccio e da lui stesso, creando un filo rosso che leghi una selezione sia pure necessariamente limitata della sua infinita ecclettica produzione, ed a me è toccato il compito di coordinare tutto questo su di un palcoscenico, quella che a volte viene pomposamente definita “regìa” è per me questa volta mettere con divertito entusiasmo, la mia esperienza al servizio di un’idea che già da sola è spettacolo, è musica, è teatro… Il motto araldico di Federico Salvatore potrebbe essere “Castigat ridendo mores” frase antica tradotta letteralmente dal latino, che significa: “corregge i costumi ridendo”. Ho immaginato questa messa in scena come una “Sarabanda” di voci, luci, suoni, più vicina ad un circo fantastico piuttosto che ad una commedia con musiche, ho individuato il ritmo, l’allegria, la furiosa verve di ogni brano come uno schiaffo, un fuoco d’artificio, una pacca amichevole sulle spalle del vicino, uno sberleffo senza soluzione di continuità, una scossa della quale si ha bisogno per riflettere e comprendere…

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