da_sinistra_Enrico_Morando_e_Domenico_Posca

NAPOLI – “Il settore delle professioni ordinistiche è in profonda crisi e non rappresenta più il mondo privilegiato di una volta. Negli ultimi anni solo il 35 per cento dei professionisti è riuscito a lavorare in modo continuativo. La gran parte ha vissuto a ‘singhiozzo’. Nell’arco di cinque anni dal 2008 al 2013 sono stati coinvolti dalla discontinuità del lavoro il 66,4 per cento”. Lo ha detto oggi a Napoli Domenico Posca, presidente dell’Unione Italiana Commercialisti presentando il congresso nazionale “Commercialista 2.0. Innoviamo la professione, innoviamo il paese” che si terrà giovedì 28 aprile 2016 dalle ore 9,30 a Roma Eventi Piazza di Spagna.”Nel 2012, il reddito medio annuale è stato inferiore a 15 mila euro per il 44,6 per cento degli iscritti agli albi professionali, ovviamente con marcate differenze tra le singole categorie. Tra i giovani commercialisti (fino a 35 anni di età e con meno di tre anni di attività) – ha aggiunto Posca – più della metà non è arrivato a 10 mila euro. I tempi di attesa dei pagamenti rappresentano un altro ostacolo. Sei su dieci sono stati costretti ad aspettare più di sessanta giorni prima di emettere la fattura e ricevere il saldo. Il 71 per cento dichiara di avere avuto difficoltà ad accedere al credito. A questi numeri corrisponde la fortissima riduzione degli iscritti agli ordini professionali negli ultimi 10 anni”.

“Lo scenario è completamente diverso rispetto agli anni del boom risalenti al ventennio 1970-1990 – ha sottolineato il numero uno di Unico – , caratterizzato da una serie di riforme soprattutto in campo fiscale che ne decretarono la definitiva ascesa tra le attività professionali più diffuse. In quegli anni e nei decenni successivi abbiamo assistito all’impennata degli iscritti all’ordine, considerata la crescente domanda di servizi nell’area della contabilità e della consulenza fiscale. D’altro canto – ha concluso Posca -, oltre alle difficoltà con cui i professionisti in generale devono fare i conti, si registrano i numerosi mancati interventi normativi che avrebbero potuto rendere più aperto ed efficiente l’intero comparto delle professioni”. 

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