NAPOLI – “Per quello che ha subito il Sud, avrebbe dovuto avere una classe dirigente sulle barricate, non c’è stata ed allora tocca alle competenze per ripartire”. Usa una provocazione e poi argomenta il manager ed imprenditore Riccardo Monti che è stato ospite del ‘Business Club Italia’ il think tank con sede a Londra, composto da professionisti, imprenditori, un punto d’osservazione ed approfondimento sulle tematiche italiane viste dalla City.

Monti, Presidente dell’interporto Sud Europa e di Triboo e già a capo di Italferr, Grandi Stazioni e dell’Istituto Commercio Estero, è intervenuto sul tema “La ripartenza del Sud: un prerequisito per la rinascita dell’Italia”.

Gli ultimi incontri promossi dall’Associazione sono stati con Renzi ed Andrea Illy.

“Il crollo della economia meridionale ha danneggiato tutta l’Italia, che è stata l’economia con meno crescita al mondo negli ultimi 30 anni. E’ incredibile – ha rilanciato Monti – un dato: il Sud ha perso 20 punti di PIL pro-capite rispetto al centro nord e senza nessuna reazione”.

Il manager ha sottolineato gli antichi problemi e disegnato una nuova rotta “quando parlo con gli investitori stranieri tutti si stupiscono di un dato: non esiste nel Mondo un Paese (sviluppato e non) che abbia tollerato un tale aumento delle diseguaglianze ‘geografiche’. Un terzo degli abitanti dell’Italia, tutti al Sud, ha un reddito ormai pari alla metà del resto del Paese”.

Monti ha analizzato gli aspetti storici e strutturali delle diseguaglianze e suggerito alcuni interventi. “Il Sud ha subito una incredibile compressione dei diritti dei suoi cittadini negli ultimi trenta anni. L’effetto combinato – ha aggiunto – dei mancati investimenti infrastrutturali e della spesa sociale, che la Legge Calderoli ha riparametrato tutta sulla ‘spesa storica’, ha massacrato il Mezzogiorno. Bisogna ripensare la distribuzione della spese corrente e giocare con intelligenza la partita dei fondi europei. Con la legge Calderoli e la riforma federalista si è disegnato un nuovo assetto nel Paese. L’impianto dell’ex Ministro aveva una logica ma l’applicazione è stata un disastro. La legge prevedeva tre assi, con la spesa storica, i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) ed un Fondo perequativo. I tre elementi avrebbero costruito equità ed invece si è considerato, negli anni, solo l’aspetto della spesa storica”.

Monti ha sottolineato con alcuni esempi le disfunzioni “la spesa storica fotografa l’esistente e cristallizza le differenze. Se hai, allora, meno asili nido avrai meno fondi, se fai meno assistenza alle fasce deboli continuerai a farne meno. Serve, invece, rimodulare i criteri, considerare i livelli delle prestazioni, impegnare risorse pubbliche in maniera diversa e con criteri equi e competitivi”.

Per Monti la stessa logica sarà utile per il Recovery Plan. “L’Italia avrebbe dovuto avere – ha ricordato- circa 50 miliardi ma considerando la situazione del Sud è arrivata a 209 miliardi eppure nella prima versione la spesa era in prospezione alla popolazione. Ora qualcosa pare sia cambiato, ma bisognerà seguire e mi auguro che il nuovo Governo Draghi intervenga”.

“Al Sud – ha concluso – serve buona spesa, serve puntare sulle infrastrutture e sui diritti. Serve una visione e soprattutto una classe dirigente all’altezza”.

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