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Dare un passaggio in moto ad un amico motociclista mi ha sempre messo in soggezione. Non so se è una cosa mia oppure capita a tutti, ma mi sembra di essere tornato all’esame di guida. Visto che gli esami non finiscono mai, oggi mi tocca intervistare un biker, un amico ed anche collega giornalista: Alfredo Di Costanzo, detto il Dicos. Motociclista di terza generazione e cronista da 20 anni, pochi come lui a Napoli conoscono bene il mondo dei motori nazionale e locale. Oggi ci racconta cosa ne pensa, come sempre senza peli sulla lingua. (da Napoli: G.Irrera)

Napolivillage – Buongiorno Alfredo, toglici subito una curiosità, chi è il Dicos?
Alfredo Di Costanzo – Il nomignolo Dicos me lo diede Gabriel Pirini, compianto creatore di Motocorse, così alla sua scomparsa decisi di usarlo come nome per il mio gruppo su Facebook, che oggi vanta 4000 iscritti.
NV – Tu sei in moto sin da piccolo, giusto?
Dicos – Guarda, in realtà ho sempre respirato quest’aria, visto che mio padre è sempre stato un appassionato motociclista (i miei genitori hanno fatto il viaggio di nozze in moto) e mio nonno ha addirittura corso con la Moto Guzzi, così io già a 9 anni ebbi un Benelli G2 regalato per la prima comunione. Fu il mio primo compagno di giochi finchè mi feci male, porto ancora i segni sul viso di quei graffi. Mia madre quindi decise di farmi aspettare i 14 anni, quando mio padre mi regalò una Virago 250, un vero e proprio oggetto del desiderio!
NV – Quindi tu nasci motociclista custom? Faccio fatica a crederlo. Che è successo?
Dicos – Ormai mi occupo di motori da 21 anni, ma ho sempre avuto due deboli: le moto e le donne. All’epoca cercavo di fare breccia nel cuore di una ragazza di Posillipo amante delle moto, così cercai di giocare questa carta ed andai a trovarla. Purtroppo proprio quella sera la Virago mi abbandonò e così persi sia la moto che la ragazza.
NV – E lì sei passato alle sportive?
Dicos – Era il ’92 e mio padre mi mise davanti ad una scelta: Shadow 600 o Dominator. Io scelsi la custom 4 marce, amaranto. L’amore però durò poco perchè presto uscì una moto che sarebbe diventata il riferimento per le supersportive: la CBR600. Un collega di mio padre l’aveva e voleva passare al 900 e lui mi disse “Dino, perchè non togliamo la Shadow e prendiamo la CBR?”. Andammo a vederla e mi innammorai perdutamente, da allora ho avuto quasi sempre moto sportive.
NV – Invece come sei passato dal manubrio alla penna?
Dicos – Io ho sempre amato leggere, anche i quotidiani e ad un certo punto tornò in edicola lo storico ROMA. Io quindi scrissi al direttore, Genny Sangiuliano, dicendo “voi scrivete di tutto tranne che di motori” e mi proposi ironicamente. Un giorno chiamò a casa Raffaele Auriemma, che vista la mia capacità di criticare, mi sfidò a scrivere. Così l’8 Marzo 1998 è iniziata la mia carriera di giornalista, con una intervista a Enzo Derricoloso di Derry Moto. Negli anni poi ebbi anche altri incarichi ed addirittura arrivai ad occuparmi di politica.
NV – Fare il giornalista di quotidiano negli anni ’90 non era la stessa cosa che scrivere oggi sul web e con il web a disposizione…
Dicos – E’ vero, inizialmente era un gioco, non avrei mai pensato che sarebbe diventato una professione e poi uno stile di vita, perchè essere giornalista è una cosa che ti condiziona quotidianamente, devi essere sempre “sul pezzo”, ti devi aggiornare, devi rincorrere e sei rincorso… un vero e proprio “moTus vivendi“, con la T perchè il mio modus vivendi è in moto.
NV – Motus Vivendi, il tuo slogan.
Dicos – All’epoca il ROMA, oltre alla mia pagina, aveva una pagina sponsorizzata sui motori ed i curatori mi chiesero di collaborare. Così feci la mia prima esperienza televisiva con Racing Team, ma non fu positiva e dopo un anno finì, ma contemporaneamente Ettore Tango, presidente del Moto Club Napoli, organizzava con il trofeo Malossi “una bella situazione” come diceva lui (sorride), e voleva farmi conoscere Lello Vaccaro di Star Bikers, io pensavo figuriamoci se Lello Vaccaro mi prende, sapevo di avere dei grossi limiti in video. Ma lui disse “Non ti preoccupare, ci parlo io con Lello…”
NV – Quindi ti sei fatto raccomandare con Star Bikers? Dài…
Dicos – (ridendo) Più che una raccomandazione fu una vera e propria imposizione, perchè una raccomandazione la puoi anche rifiutare, ma lì fui proprio “imposto”… ovviamente scherzo… comunque ci incontrammo tutti e tre e la cosa andò in porto. Lello ha avuto il merito di insegnarmi le basi del giornalismo televisivo. Era il 2004 – 2005 e Star Bikers era molto seguito in tutta la Campania, così mi riconoscevano per strada, era bello e la gente se lo ricorda ancora. Ho collaborato con Lello fino al 2008, poi ci sono state incomprensioni per colpa di una terza persona e ci separammo
NV – Dalla carta stampata alla TV e poi il web?
Dicos – Si, perchè a quel punto Pirini mi volle a Motocorse, un sito fortissimo e seguito in tutto il mondo, dove lui stesso mi insegnò tantissimo. Piano piano da inviato diventai coordinatore del sito e nel 2010 cominciai a pubblicare le “pagelle del Dicos“, che però diedero fastidio ad un certo entourage, che fece pressioni sul mio editore, il quale mi mise alla porta.
NV – Ma tu non ti sei abbattuto.
Dicos – No, era giunto il momento di mettermi in proprio, così creai due siti: Cronache Motori e Motorstyle, ricominciando daccapo. C’era la contrazione dell’editoria ed economicamente fu un periodo difficile, ma diventai un giornalista più completo.
NV – Oggi sei con Il Tabloid
Dicos – Nel 2014 Il Tabloid, con cui già collaboravo, mi chiese di diventare direttore. Trovare oggi un editore che investe su di te è difficile, anche perchè non tutti hanno finanziamenti pubblici (ai quali non credo).
NV – L’informazione è una delle psicosi del nostro tempo, tutti vogliono sapere tutto su tutto e tutti. Il giornalista è il nuovo messia?
Dicos – Scrivere è facile, ma “essere” giornalista è difficile, il cronista ha sempre il dovere di raccontare la verità, ma chi dice che il giornalista deve essere imparziale non conosce la nostra missione. Per me un giornalista che si dichiare imparziale è un ipocrita. Per esempio nelle prove su strada: quando io (casa motociclistica) ti invito in giro per il mondo a provare una moto, ti sto comprando. Quando tu leggi gli autorevoli mensili vedi che ogni moto nuova ha tutti i pregi del mondo, ma non viene mai evidenziato un difetto che magari poi l’utente finale percepisce. Guarda caso se esce la prova di una moto, dopo due o tre pagine trovi la pubblicità di proprio quel modello. Secondo me bisogna dire la verità, cioè quando proviamo una moto dobbiamo dire a chiare lettere che siamo stati “ospitati”, così il lettore capisce e bilancia.
NV – Anche lo sport ormai è viziato da interessi esterni.
Dicos – La MotoGP è un grosso business e lo sport c’entra poco. Certi duelli, certe storie vengono raccontate per favorire uno o l’altro, ma dietro ci sono sponsor che foraggiano con freddi milioni non solo il circus ma anche il mondo dell’informazione.
NV – Torniamo a Napoli, che osservi motociclisticamente parlando, da 21 anni. Come hai visto cambiare l’ambiente?
Dicos – Quando ho iniziato io ad andare in moto eravamo davvero pochi, ma avevamo quasi tutti una cultura motociclistica, non solo nel senso di indossare il casco per evitare la multa, ma anche per proteggersi. Poi scoppiarono i fenomeni Biaggi e Rossi, che portarono il motociclismo nel salotto di casa, trasformandolo in un fenomeno di costume. Così molte persone si avvicinarono al mondo delle moto attratti dalla moda. In quella fase di espansione mi aspettavo di veder crescere la cultura motociclistica, invece vedevo moto da 20 milioni (di lire) guidate da spericolati con caschi non omologati e mi chiedevo “Come puoi spendere tutti quei soldi per la moto e non compri un casco decente?”
NV – Questo da motociclista, ma come addetto ai lavori?
Dicos – Come appassionato ci fu una involuzione, ma come giornalista fu un periodo fortunato, perchè vendendo molte moto circolavano più soldi e c’era più possibilità di reperire sponsor.
NV – Qui scatta il tuo impegno per allargare la cultura motociclistica?
Dicos – Si, Perchè oltre a fare l’inviato per MotoItalia, sono il delegato FMI per la Provincia di Napoli ed ho il ruolo di Tutor dei motoclub, cioè aiuto i gruppi a mettersi a norma dal punto legale ed amministrativo con le regole della Federazione.
NV – La legge è il tuo mestiere?
Dicos – In un certo senso si, perchè sono avvocato ed ho anche lavorato per tre anni nel settore assicurativo. Ti voglio solo dire che, secondo le statistiche, a Napoli si fanno meno incidenti di Roma e Milano e le assicurazioni ci stanno prendendo in giro. E’ una discriminazione territoriale. Poi le compagnie dicono di subire le frodi, ma se non denunciano nessuno? In realtà non vogliono modificare lo status, perchè gli fa comodo come scusa per alzare i premi.
NV – Ne abbiamo parlato recentemente in una nostra inchiesta, ma qualcosa si sta muovendo, anche grazie alla nuova legge che prevede la scatola nera.
Dicos – La scatola nera, la nuova legge, sono sciocchezze perchè le leggi sono scritte da uomini che rappresentano le lobby assicurative. In Parlamento oggi siedono persono che non sono state elette ma imposte dalle segreterie di partito. Questo esula dal discorso motociclistico, ma devo dirlo: oggi viviamo in un momento di “commissariamento della democrazia
NV – Il Dicos tira fuori la sua anima giornalistica a tutto tondo…
Dicos – Io credo in questo lavoro: noi abbiamo il dovere di accendere la luce e far vedere gli scarafaggi, non spetta a noi ucciderli, ma spetta a noi denuciare dove sono e dove vanno.
NV – Oggi invece com’è il panorama moto?
Dicos – Oggi a Napoli ci sono tanti scooter e poche moto perchè la passione c’è, ma a causa delle assicurazione e dell’incertezza sul lavoro, il desiderio viene soffocato. Io ho la moto perchè senza moto non vivo e non ho famiglia, ma se fossi in difficoltà non avrei dubbi. Così però la moto sta diventando un fattore elitario.
NV – E domani che moto vedremo secondo te?
Dicos – La crisi da un lato, la manutenzione carente delle strade, i controlli, gli autovelox, stanno premiando le enduro prestate alla strada. Una categoria che a me non è mai piaciuta. A me piacciono moto tipo la Multistrada, che è stata evoluta da una sportiva ed è diventata una enduro stradale, ma la GS che è leader nelle vendite, a me non piace. Certo de gustibus e forse io resto schiavo delle moto sportive che saranno sempre le mie preferite.
NV – Che moto preferisce invece l’utente medio?
Dicos – La fotografia te la da il Salone di Milano di quest’anno: o moto costosissime o moto economiche, la categoria intermedia non esiste più. L’utenza compra moto piccole da 4-5000 euro oppure questi pesantissimi 1200 superpotenti, quando 100cv su strada bastano e avanzano. Se guardiamo alla V-Strom 650 o al Transalp, sono moto che ti danno tutto quello che serve per fare turismo o per avere un mezzo affidabile, mentre queste grosse KTM, BMW hanno contenuti tecnologici da moto spaziale, ma perchè si deve essere goffi? Io sono 1.87 ed a volte ho difficoltà ad appoggiare i piedi a terra.
NV – Ma sono le case motociclistiche ad orientare il pubblico o è più il pubblico a volere certi modelli e le case si adeguano?ù
Dicos – Il fenomeno moda lo possono creare alcuni marchi, come Harley o Ducati, ma la verità sta nel mezzo: la casa crea la tendenza con il marketing, come la Scrambler, ma è anche il pubblico che crea il fenomeno, per esempio L’Integra o il T-Max sono fenomeni tutti italiani e meridionali. D’altro canto una casa come la Honda o la Yamaha carpiscono gli umori del pubblico, come è successo per l’Africa Twin che la Honda ha impiegato 12 anni a rifare, perchè il mercato la chiedeva a gran voce.
NV – L’evoluzione delle moto e dei bikers quindi non si può prevedere?
Dicos – Come FMI abbiamo notato che il motociclista sta invecchiando, non c’è ricambio generazionale ed avremo un vuoto di 10 – 15 anni fino alla nuovissima generazione, che ora guida moto come la R125, la Z300 o la Duke 390. In più abbiamo osservato che le donne si stanno avvicinando alla moto. Un’altra tendenza è che la tecnologia di auto e moto si sta mischiando, Toyota ha delle partecipate in Yamaha ed il Know-How del tre cilindri della MT-09 viene dal settore auto, come il motore dell’Integra che viene dalla Honda Jazz. La prima moto DucAUDI è stata la Scrambler.
NV – E l’elettrico come lo vedi per un domani?
Dicos – Io ho colaborato con Motor Cafè, che si occupa solo di moto elettriche e ne ho provate parecchie. Secondo me hanno il loro perchè, ma anche a causa del fatto che la benzina ha altri 30/40 anni, poi l’energia arriverà dal fotovoltaico, dall’eolico. Per ora le case ancora non ci credono e non investono, perchè il mercato è ancora in contrazione, ma nel futuro vedo più tutela dell’ambiente ed una maggiore consapevolezza. Spero anche di vedere più sicurezza parlando di asfalto, guardrail… Vorrei anche un motociclismo più a dimensione d’uomo, con ausili elettronici che difendano il motociclista e senza più queste inutili potenze stratosferiche, perchè il motociclismo è essenzialmente divertimento.
NV – Infine tu: come ti vedi tra dieci anni?
Dicos – Mi vedo sempre giornalista e magari più impegnato nel sociale, ma vorrei diventare padre. Vedi, io mi ritengo un privilegiato: nella vita ho realizzato tutto quello che ho voluto e l’unica cosa che mi piacerebbe sarebbe di diventare padre.
NV – Oltre al motore, il Dicos ha anche un cuore?
Dicos – Certo è c’è anche già un corteggiamento in corso, non faccio nomi ma approfitto per salutarla.
NV – Signorina! Non se lofaccia scappare: nonostante le apparenze, il Di Costanzo è ‘nu buono guaglione!

Ringraziamo Alfredo Di Costanzo per la chiaccherata, Giuseppe Irrera vi dà appuntamento a Lunedì prossimo: Nell’attesa, per seguire le nostre news giornaliere, cliccate mi piace sulla pagina Facebok Motorvillage – Quotidiano di motociclismo oppure seguite il mio acount Twitter@G_Irrera

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