NAPOLI – Gli attivisti e le attiviste di Napoli Animal Save si sono riuniti in largo Berlinguer in onore della giornata dei diritti degli animali che si è tenuta il giorno 10 dicembre. L’evento si è svolto in modo assolutamente pacifico e con le dovute precauzioni anti-covid, come disposte dal decreto legislativo. Tutti gli attivisti erano muniti di mascherina e con regolare distanziamento. Alle famiglie che si avvicinavano è stata regalata una favola di Natale antispecista ed è stata accolta con molta gioia sia dai piccoli che grandi.

Dopo le recenti notizie sulla trasmissione di virus da animali da allevamento a umani è nata l’esigenza di parlare di zoonosi e dello sfruttamento animale. Ormai non c’è angolo della Terra in cui non si sia diffuso il virus e con il crescere dei contagi sono nate nuove problematiche come la gestione sanitaria, come gestire le attività scolastiche e lavorative, come cercare di contenere questo virus. Numerosi gli studiosi che si affannano a cercare risposte e fornire dati su come gestire e diminuire i contagi, ma nessuno si interroga sul perché questo virus si sia accanito cosi duramente sulla specie umana.
Eppure, i segnali c’erano tutti: dal fiume Sarno alle ecoballe della Campania Felix, dai roghi della foresta Amazzonica allo scioglimento dei ghiacciai, dalla deforestazione alla sovrapproduzione di alimenti, dall’abuso di pesticidi fino ad arrivare agli inquinanti dell’acqua, del suolo e dell’atmosfera.

“È il nostro disprezzo per la natura e la nostra mancanza di rispetto per gli animali con cui dovremmo condividere il pianeta che ha causato questa pandemia, qualcosa che era stata prevista molto tempo fa”, afferma Jane Goodall. Parole giuste, parole che raccontano una triste realtà dei giorni nostri. Questo atteggiamento di prepotenza e supremazia, il nostro ego che si pone al di sopra di tutto. Abbiamo avuto anche un assaggio di come sarebbe stato il mondo senza umani durante il periodo di lockdown in cui si vedevano animali nelle strade, delfini vicino alle nostre coste, fiumi puliti e non più inquinati dagli scarichi industriali. Tutto questo deve farci riflettere.

Ieri, gli attivisti in strada hanno cercato di diffondere un messaggio di pace, di speranza, di amore e di giustizia per tutti gli esseri viventi ingiustamente sfruttati e maltrattati. Animal Save Movement è un’associazione che promuove il messaggio antispecista con una comunicazione di effetto attraverso performance e speech. Alcuni attivisti erano vestiti da animali per rendere più empatica la comunicazione con i passanti e con un pc hanno mostrato immagini e video di quello che accade all’interno degli allevamenti. Tantissime persone si sono avvicinate e chiesto maggiori informazioni perché colpiti da quelle immagini forti che sono volutamente nascoste dalle pubblicità. Gli allevamenti, intensivi e “biologici”, sono dei veri e propri lager in cui gli animali non sono considerati individui, ma oggetti. Queste specie sono costrette a vivere in pochi metri cubi, non hanno possibilità di socializzare, di muoversi, di giocare, stuprati e maltrattati a svariate ore del giorno. Non si può chiamare vita se qualcuno decide come, dove e quanto devi vivere. Questo va contro il diritto alla vita stessa. Alcuni animali non vengono nemmeno considerati singolarmente, ma vengono “pesati in massa” e poi venduti, è questo il caso del pesce. Il pesce viene visto come singolo solo quando finisce sulla nostra tavola e nemmeno ci soffermiamo su quello sguardo, quelle pupille dilatate a causa dell’atroce asfissia che lentamente lo ha portato a morire sotto lo sguardo indifferente degli umani. La voce di questi animali non è considerata, non sono percepiti come animali. Quanti pesci finiranno sulle tavole la Vigilia di Natale e quante zampe, costole, petto e ali finiranno nei piatti il giorno di Natale solo per “tradizione”.

Nonostante gli attivisti avessero l’autorizzazione della digos, la polizia municipale ha tentato ripetutamente di ostacolare l’azione. Fortunatamente, dopo diverse ore è sopraggiunta la digos che ha regolamentato l’azione dando la possibilità agli attivisti e le attiviste di portarla avanti. Ma le sventure per il movimento di Napoli non finiscono qui, perché dalla Chiesa antistante al luogo dove si è svolta l’azione, un parroco innervosito probabilmente dai discorsi degli attivisti si è precipitato in piazza e ha provato più volte di prendere la cassa, utilizzata per la musica e gli speech, rischiando anche di romperla. Fortunatamente, l’azione è poi andata avanti, come accennato prima.

In uno speech, l’attivista Connie Dentice ha proprio parlato di questo atteggiamento aggressivo nei confronti di attivisti e attiviste che si battono per i diritti degli animali, riporto le sue parole: “Vorrei spendere una parola per le mie amiche attiviste e i miei amici attivisti. Quando si parla di femminismo, di diritti delle donne sugli uomini, quando si parla di razzismo, di omofobia, viene legittimata qualsiasi forma di linguaggio. Abbiamo il diritto di essere arrabbiati, ovviamente. Una donna ha il diritto di essere arrabbiata se c’è una disparità tra donna e uomo. Un nero ha il diritto di manifestare e arrabbiarsi quando c’è un fenomeno di oppressione da parte dei bianchi, cosi come gli omosessuali da parte degli omofobi, ma se è un vegano che in modo pacifico vuole dare un messaggio sullo sfruttamento di povere creature, risulti un invasato, un pazzo, un fricchettone”.

La nostra società si basa nel decidere tra quello che giusto e ingiusto, altrimenti non avemmo una Costituzione. Lo facciamo da sempre e abbiamo apportato miglioramenti lì dove vedevamo delle discriminazioni. È il momento di agire, di cambiare il nostro modo di vedere il mondo, di convertire il nostro sistema alimentare in uno completamente vegetale, etico e giusto.

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